Le storie appartenenti al territorio di Tarmassia sono molto antiche e affondano le loro radici sino all'antica età del Bronzo.

Tracce di una domus del I sec. A.C. sono state scoperte sul dosso di Campolongo.

Il nucleo urbanistico del paese nel corso dei secoli subì una migrazione dalla località Domus Boschi a quella odierna (l'antica "Thalamasìa").

Il significato del toponimo permane oscuro; chi lo fa derivare da un personale latino Talmasius (G.Rapelli, Diz. UTET per Talmasson), chi da Talamon (colle su paludi); intrigante anche l'origine della desinenza -ìa.

Lo sviluppo del paese si ha certamente a partire dal secolo XVI, quando la famiglia dei conti Guglienzi vi si stabilì con la sua nobile dimora (GianPaolo Guglienzi, 1575).

Ad essi succedettero per matrimonio i conti Guarienti (fine del '700) i quali ancora detengono la proprietà dell'omonima villa con l'annesso parco.

La chiesa parrocchiale, intitolata al martire cavaliere San Giorgio, ha sostituito nel 1526 l'omonima chiesa situata presso la pezza di terra ora ricordata come "Prà del Campanil".

Nella parrocchiale si conservano pregevoli dipinti di Paolo Farinati, di Felice Brusasorzi e una bella Via Crucis di ignoto pittore veronese della seconda metà del '700.

Fra le numerose corti rurali disseminate sul territorio, va ricordata in particolare la corte Campolongo, vero e proprio centro economico-sociale fino al XVIII secolo; grazie agli investimenti delle famiglie Nogarola e Mocenigo, si iniziò lo sfruttamento a risaia delle valli menacensi a lato del dosso di Campolongo.

Altre famiglie che si stabilirono a Tarmassia furono i conti Giusti al Bosco, gli Stiver e i Marinelli a Zanon, i conti Prandino sempre a Zanon.

Durante la seconda guerra mondiale, trovava sede a Tarmassia un comando della polizia investigativa tedesca (SS) e una missione partigiana cattolica (la missione RYE).

Da: www.tarmassia.it