La storia

Poco si sa della Chiesa Parrocchiale di San Giorgio fino alla visita, nel 1530, del vescovo Matteo Giberti, che presenta una Chiesa in via di costruzione ex novo, ma lontana dal completamento. L’ultima visita di Giberti, nel 1541, ci permette di sapere che la Chiesa, ancora per diversi aspetti imperfetta e bisognosa di riparazioni, aveva, oltre all’altare maggiore, dedicato a San Giorgio e consacrato nella visita del 1526, due altri altari, uno dedicato a Sant’Antonio Abate, appartenente alla famiglia Bonadomani e l’altro alla Beata Vergine e quindi governato dall’omonima società.

Mancavano ancora la sagrestia e il campanile; il quale ultimo manca ancora nel 1569, ma possiamo pensare che sia stato eretto negli anni immediatamente successivi visto che venne dotato di campana grossa nel 1575, come ricorsa una copia seicentesca della polizza delle spese (164 lire e 2 soldi) effettuate per il suo acquisto e dei contribuenti che solidariamente le sostennero: il parroco ed il cappellano, i cittadini con proprietà in loco, le compagnie laicali, parte dei parrocchiani e anche il Comune di Isola della Scala.

Nel 1581, la visita di Agostino Valier mostra che molti dei problemi relativi alla manutenzione del sacro edificio e alla dotazione di paramenti sacri risultano risolti.

L’architettura

L’edificio è parte di un compendio parrocchiale complesso prospiciente un ampio piazzale orientato a ponente, ed è marginale alla strada provinciale che ad est conduce a Bovolone.

In nucleo originario della chiesa, a cui si affianca la casa canonica con la sagrestia articolate intorno all’elevazione del campanile e disposte a L lungo il lato meridionale. Un volume sobrio, consolidato su tre livelli, che presenta alzati modulati da una sequenza forometrica sottolineata da cornici lisce, con l’ingresso archivoltato enfatizzato da profili modanati e rilevate cornici d’imposta.

All’interno si sviluppano in sequenza alcuni vani e la cappella invernale direttamente comunicante con l’aula della chiesa. Il tempio, consacrato a San Giorgio Martire il 30 aprile 1780 dal vescovo di Verona Giovanni Morosini, ha una forma planimetrica rettangolare. Essenziale nello sviluppo morfologico, è privo di cappelle laterali e presenta in allungamento il presbiterio, di registro inferiore e rientrante rispetto al perimetro del corpo principale.

Nello spazio di risulta è accostato il campanile che si innalza a sud, mentre lungo il fronte settentrionale libero da sovrastrutture, si inserisce un piccolo accessorio di servizio.

Il prospetto, caratterizzato da superfici lisce e scevre da decorazioni, evidenzia due lunghe monofore rettangolari, definite da profondi sguinci con imbotte sommitale e davanzale strombato.

Ad esse si interpone l’ingresso laterale architravato con piedritti lapidei, listelli decorativi, un fregio recante l’iscrizione DOMUS DEI ET PORTA CAELI, ed un apprezzabile frontone a timpano sostenuto da volute. La chiesa è orientata liturgicamente, con la facciata rivolta ad ovest. A doppio spiovente, è rinfiancata agli angoli da due lesene di ordine gigante ed è conclusa da un fastigio sottolineato da profili modanati in rilievo. Nel timpano risalta un oculo cieco con l’immagine dipinta del santo titolare, mentre in asse si apre l’eccesso principale architravato delimitato da una preziosa cornice litica decorata con listello tortile e concluso da un fregio nell’architrave sormontato da una cimasa in forte aggetto.

È datato 1790 il progetto ideato da Luigi Trezza per la nuova facciata della parrocchiale di Tarmassia. La rappresentazione del Trezza, definita in ogni dettaglio e trasferita in bella copia, pronta per essere realizzata, mostra un fronte rinnovato secondo stilemi neoclassici, che contempla l’uso di componenti plastiche su una superficie trattata a bugne lisce: accanto alle paraste ioniche, un importante frontone, cornici e rilevate modanature definiscono ed esaltano le forme elementari della composizione esistente.

In seguito ai decreti napoleonici del 1806 l’avocazione delle rendite così come la tutela e la manutenzione degli immobili ecclesiastici passerà alla competenza municipale. Con la soppressione delle Confraternite s’interruppe anche ogni iniziativa e, con essa, l’ipotetico programma di ispirazione neoclassica del maestro illuminista per il rinnovamento del prospetto principale, rimasto quindi inalterato.

Oltre la soglia del portale d’ingresso si apre l’unica navata della chiesa, conclusa dal presbiterio rialzato, che ospita l’altare maggiore ed un breve coro rettangolare. Le pareti dell’aula sono scandite da un paramento ottocentesco costituito da lesene scanalate con abaco sommitale, coronate da una significativa cornice a gola che corre lungo i quattro lati. Le paraste sono impostate su uno zoccolo continuo interrotto in corrispondenza delle due magnificenti pale alveolate che ornano la sezione centrale dell’elevazione: a destra la ragguardevole composizione cinquecentesca di Felice Brusasorci con la “Santissima Trinità e santi” e, frontalmente, la rappresentazione della “Visitazione con la Vergine e santa Elisabetta”, realizzata nel 1600 da Paolo Farinati. La pregevole partitura architettonica dipinta che la circonda, messa in luce dal recente restauro, evoca l’antica presenza di un’originale pala istoriata di cui affiorano alcuni particolari come la Vergine con Bambino insieme a San Domenico rappresentati in alto al centro del frontone spezzato del tempio.

Nei riquadri delle campate risalta in alto un gradevole motivo a festoni e fiocchi spiegato sotto il bordo d’imposta del solaio piano, interamente dipinto con finti lacunari e rosette negli sfondati. Al centro del controsoffitto primeggia una cornice quadrilobata con l’affresco del “Martirio di San Giorgio”, opera ottocentesca di Vittorio Pittaco.

Tra gli arredi distribuiti nell’aula, oltre alla Via Crucis del Settecento, si segnalano il pulpito ottocentesco sulla parete sud e il preingresso ligneo collocato in controfacciata. L’accesso al presbiterio è affiancato da due altari minori. Di semplice fattura e costituiti da un cofano marmoreo, esibiscono un finto dossale disegnato da modanature con nicchia centrale che accoglie le sculture della Beata Vergine e del Sacro Cuore. La parete si fregia in alto con l’affresco di san Paolo e la tela con l’immagine di san Pietro.

Da: La Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire a Tarmassia. Storia e restauro, 2012